mercoledì 28 luglio 2010

SPLICE in anteprima a SITGES

(Comunicato stampa dal Sitges Film Festival)

SITGES, International Fantastic Film Festival of Catalonia, invita tutti i fan alla première di SPLICE di Vincenzo Natali, alle ore 22.00 di giovedì 29 luglio (domani) presso il cinema Cinesa La Maquinista (Barcellona).
Per ottenere un biglietto per due recarsi a questo indirizzo dove si trova il link all’evento. È sufficiente iscriversi per entrare nella “guest list” della sera della proiezione.
Splice ha partecipato lo scorso anno alla competizione in seno alla Selezione Ufficiale del Fantastico del Festival, e ha così vinto il premio per i migliori effetti speciali per le aziende C.O.R.E. Digital Pictures, Mac Guff e BUF. Vincenzo Natali aveva anche partecipato al Festival già nel 1998 con il suo primo film Cube, che vinse i premi per il miglior film e la miglior sceneggiatura.
Se i precedenti film di Vincenzo Natali si sono sviluppati intorno a una mancanza di identità spaziale (Cube, Nothing) o personale (Cypher), Splice affronta invece il tema di un’evoluzione delle specie indotta. Adrian Brody e Sarah Polley sono due ricercatori che creano infatti una nuova specie ibrida, inizialmente inoffensiva, che però in seguito sviluppa le caratteristiche di un predatore e tratti sessuali ben definiti. Un "monster movie" atipico, con richiami a Mimic (il produttore è Guillermo del Toro) e a Specie mortale, dalla resa sorprendente per l’eccellente impiego degli effetti speciali e per gli imprevedibili sviluppi della trama. Ma stavolta, in Splice, il “mostro” è sexy e perversamente attraente.
SPLICE sarà in sala dal 30 luglio (ndr: in Italia dal 20 agosto) e distribuito da VÉRTICE CINE (ndr: in Italia da Videa CDE).

Per ulteriori informazioni:
www.sitgesfilmfestival.com
www.facebook.com/sitgesfilmfestival
www.twitter.com/sitgesfestival

SITGES 2010 - International Fantastic Film Festival of Catalonia
43rd edition 7th-17th October 2010 http://www.sitgesfilmfestival.com/

domenica 25 luglio 2010

TRON LEGACY: TRAILER II

Ne avevamo parlato a marzo, ed è in circolazione da un paio di giorni il secondo trailer, anche in lingua italiana.
Presentato alla Comic-Con 2010, qui trovate un resoconto dettagliato dell'anteprima. Mentre nel mondo civilizzato il film raggiungerà le sale a dicembre, da noi solo a gennaio.



lunedì 19 luglio 2010

Inception

Le immagini del nuovo trailer italiano di Inception (film di C. Nolan, che ha già firmato Batman begins, Il Cavaliere oscuro e The prestige, ma anche il pessimo Memento) sono certamente accattivanti dal punto di vista della realizzazione tecnica.

L'interrogativo che rimane è quanto questo subconscio (ma perché non usiamo le parole giuste? In italiano si dice "inconscio"!) del cui "corpo di sicurezza" fa parte il protagonista (interpretato da L. Di Caprio), sia stato concepito e sviluppato come una totipotente Matrix onirica o se invece nella rappresentazione del territorio dei sogni sia stato conservato un barlume del suo vero ruolo immaginifico e creativo umano, al di là di quanto l'ultima battuta del trailer (molto divertente) lasci sperare. Nella speranza di essere smentiti, ci sembra purtroppo di conoscere in anticipo la risposta al quesito.
A ciò si aggiunge la sensazione di rifiuto immediato che dà questa evidente preponderanza di immagini di crolli e sfaceli fisici e psichici, a voler significare la noiosa, ripetitiva e ormai poco originale volontà di rappresentare l'inconscio come sede della distruzione e della morte piuttosto che della creatività e della nascita. Probabilmente a immagine e somiglianza di chiunque scelga quel genere di rappresentazioni piuttosto che il loro esatto opposto.
Anche su questo secondo punto, a inizio autunno, speriamo di poter fare ammenda e rettificare con tanto di cenere sul capo e pubbliche scuse.
In uscita in Italia il 24 settembre, in consueto ritardo rispetto al mondo civilizzato.

giovedì 15 luglio 2010

Shining motivo ispiratore del Festival del Cinema Fantastico di Sitges 2010.


Il film Shining celebra il suo 30° anniversario, ed il 43° SITGES – International Fantasy Film Festival of Catalonia, che si svolgerà dal 7 al 17 ottobre, intende omaggiarlo attraverso l’impiego della locandina come poster ufficiale del festival di quest’anno. Shining (1980), diretto da Stanley Kubrick, è uno dei pochi classici film horror che resiste indenne al passaggio del tempo, travalicando i confini del genere e la fama del suo stesso regista.
L’agenzia pubblicitaria incaricata dell’ideazione del poster è la China, con il design finale a cura di Art&Maña. Secondo l’agenzia China “Shining è un’opera piena di immagini trascendentali. Una volta di più Kubrick ha dimostrato di essere un maestro nella costruzione di icone del nostro tempo, scene che rimarranno scolpite nell’inconscio collettivo per anni a venire. Ciò ha reso molto facile e allo stesso tempo molto difficile la scelta dell’immagine per il poster. Ma alla fine, su tutte è prevalsa quella delle due bimbe. Il loro sguardo inquietante dritto negli occhi dello spettatore è risultato così perturbante che abbiamo dovuto cercare sollievo sulla spiaggia di Sitges. Ma anche lì, emergevano dall’acqua e ci fissavano senza sosta.”
Nell'arco del Festival troveranno spazio anche la commemorazione del 25° anniversario di Ritorno al Futuro di Robert Zemeckis, un tributo speciale al compianto Paul Naschy con la proiezione del documentario El hombre que vio llorar a Frankenstein, e la celebrazione del 50° anniversario di Psycho di Alfred Hitchcock.

PROGRAMMA PRELIMINARE:
La SELEZIONE UFFICIALE DEL FANTASTICO comprenderà la programmazione di film quali Outrage, A woman, a gun and a noodle shop, The new daughter, A Serbian film, Easy Money, Dream Home, 14 Days with Víctor, Agnosia, Kosmos, The Last Exorcism, Kaboom, Rubber, Somos lo que hay, La casa muda e i già annunciati Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives, Let me in e Los ojos de Julia come proiezione inaugurale.
NOVES VISIONS aprirà con il vincitore del precedente Sundance Festival Catfish e la proiezione di film quali Trash Humpers, Finisterrae, The People vs. George Lucas, La bocca del lupo, Vampires, Tony, Sound of Noise, Red, White and Blue, La Doppia Ora, Strayed, Chatroom e Life 2.0. Qui troverete l’elenco completo dei film e ulteriori informazioni.
SITGES e FIB HEINEKEN, due delle maggiori proposte culturali del Mediterraneo a livello internazionale hanno deciso di condividere sia il programma musicale che quello cinematografico, fra cui l’anteprima del film Splice, di Vincenzo Natali. Ulteriori informazioni qui.

SITGES 2010 - International Fantastic Film Festival of Catalonia
43rd edition 7th-17th October 2010 http://www.sitgesfilmfestival.com/

lunedì 12 luglio 2010

A Gentlemen's Duel.

Questa volta da Blur Studio, studio di animazione di Venice, in California (nel sito troverete numerose prove della loro attività nei campi del cinema, dell'animazione e della pubblicità), un altro corto eccellente in cui l'ambientazione steampunk diventa sfondo per una breve storia dai toni umoristici e raffinatamente grotteschi.
A proposito di steampunk, colgo l'occasione per fornire un link davvero interessante; le immagini che vedrete sembrano intonarsi perfettamente al filmato, intitolato "A Gentlemen's Duel".

martedì 6 luglio 2010

Cecità e Distopia nel Tempo Presente.

Oggi, sbilanciamo il binomio del titolo del Blog sul piatto dei “Dintorni”. Ma la Fantascienza, il Fantastico, ci saranno comunque.
Quando tante cose si intrecciano fra loro, cogliendoti di sorpresa, puoi pensare che sia un caso, e in effetti la maggior parte delle volte è così. Pure coincidenze. D’altra parte, è importante chiedersi se un barlume di senso possa esserci.
Beninteso, non sto parlando, con tutto il rispetto per chi ci crede, di sovrapposizioni orbitali astrologiche, né degli enigmi della teleologia, bensì semplicemente di non lasciar passare inosservata una serie di grandi e piccoli accadimenti fra loro concatenati in maniera alquanto interessante.
Partiamo dall’inizio. Il 18 giugno scorso un grande uomo, scrittore fantastico (in tutti i sensi), lascia il solo mondo in cui riponeva le proprie speranze. Dopo l’ultimo ostracismo editoriale italiano da parte della Einaudi-Mondadori, José Saramago se ne va in silenzio.
Qualche giorno dopo, al Teatro Piccolo Eliseo di Roma, la mia città, va in scena “Ciechi”, spettacolo intenso, angosciante e doloroso, ma altrettanto necessario e stimolante, tratto dal suo romanzo “Cecità”. Fra parentesi, ne trovate una recensione dell’amica Donatella Codonesu di Teatroteatro.it, qui. Ma non è da Donatella che apprendo dello spettacolo, bensì da un’altra amica, Vanina Marini, attrice, che vi recita fra i protagonisti. A ricordare, qualche minuto prima dell’inizio dello spettacolo, il Premio Nobel, che era stato invitato alla prima, ci sono l’ambasciatore del Portogallo e Paolo Flores D’Arcais, che cita, oltre al resto di prassi, le ignobili accuse postume dell’Osservatore Romano alla figura dello scrittore portoghese .
La rappresentazione teatrale non è completamente fedele al romanzo, ma la sostanza del dramma della detenzione dei malati di cecità è invariata, anzi, persino accentuata nei suoi toni più claustrofobici, cupi e dolorosi. Per i primi dieci minuti, l’intero teatro diventa palcoscenico, con attori abilmente mimetizzati fra il pubblico che mettono in scena l’improvvisa epidemia di cecità e l’irruzione dei corpi speciali della polizia di un paese immaginario nell’ambito di uno stato d’emergenza. Veri e propri effetti speciali di teatro. Brividi e pelle d’oca.
Per rappresentare le scene di irreggimentazione militare della popolazione con metodi di stampo dittatoriale confinanti con (o debordanti ne) la deportazione, un megaschermo elargisce alla platea le immagini delle tendopoli de L’Aquila nel periodo post-terremoto del 2009 (rispetto alla quale la situazione di oggi, di cui nel mio piccolo mi sono occupato anch'io qui come qui [testo identico] è ben differente da previsioni, attese e promesse). Trovo assai pertinente la scelta di usare quelle immagini.
Non so più se il teatro è quello in cui sto assistendo allo spettacolo o il mondo là fuori.
Infine, recandomi alla Festa dell’Unità di Roma, più volte, per assistere alle presentazioni dei Libri della casa Editrice L’Asino D’Oro presso lo spazio Rinascita, vengo a sapere che il 6 luglio (oggi) alle 22.30 verrà proiettato il lungometraggio “Comando & Controllo”, nel cui trailer mi ero imbattuto in YouTube, che a quel che mi è dato intendere è una rappresentazione di una realtà che ha superato la miglior fantascienza distopica, ed è fatta esattamente di quelle immagini delle ferite inferte alla Terra d’Abruzzo, quelle utilizzate in teatro per rappresentare l’avvento della legge marziale.
Questo Film, è “il nuovo documentario targato iK, scritto e diretto da Alberto Puliafito e prodotto da Fulvio Nebbia. E’ un racconto corale, lucido e puntuale, della deriva autoritaria della gestione del potere in Italia attraverso le emergenze e le trasformazioni avvenute negli ultimi anni nel Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, partendo dalla gestione del dopo terremoto all’Aquila, dalla mancata ricostruzione (a quasi un anno dal sisma) e della costruzione (immediata) da zero delle controverse C.A.S.E. di Berlusconi.” (dal sito internet http://www.comandoecontrollo.it/).
Insomma, se avete seguito il curioso concatenarsi di coincidenze, non avrete difficoltà a capire per quale ragione stasera andrò a vedere questo film.
La speranza è curare la cecità, e guarirne.

venerdì 2 luglio 2010

Corto: Alien vs. Coffee Machine

Un meraviglioso corto d'animazione da Aniboom ("the World's First Virtual Animation Studio"), che merita la pubblicazione in un post ad-hoc. Evoca le immagini de "Il tascapane", di Mikael Niemi, dissacra la miglior FS e non cade nel ridicolo. Davvero un'ottima prova.

martedì 29 giugno 2010

Jim Caviezel a Roma per presentare "Il prigioniero".

Jim Caviezel, ospite del Roma Fiction Fest (5-10 luglio) il 6 luglio alle 19.00 al cinema Adriano presenterà “The Prisoner” (in onda sul canale Fx dal 22 luglio alle 23), remake della serie del 1967, trasmessa lo scorso autunno da Amc, in cui l’attore interpreta Numero Sei.
La miniserie in sei puntate è ispirata al vecchio telefilm della Cbs e di Itv con Patrick MacGoohan, autore ed attore protagonista, scomparso nel gennaio 2009.

Benché sia evidentemente così, secondo l'opinione dei due protagonisti “attuali”, ovvero Jim Caviezel (“The Passion”, ma soprattutto "La Sottile linea rossa" e "Deja Vu") e Ian McKellen (Gandalf in “Il Signore degli anelli” e Magneto in “X-Men”), non si deve ridurre il film ad un semplice remake. Il primo, in particolare, ha candidamente ammesso che non aveva idea che “The Prisoner” fosse già andato in onda in tv:
Ho solo letto la sceneggiatura, e ho pensato che fosse indipendente. Solo poi ho scoperto che si trattata di una nuova creazione dall’originale. Ed ho detto ‘nuova creazione”, non chiamatelo remake. Anche se è molto fedele all’originale”.


Caviezel vestirà i panni di un americano di New York che lascia il proprio lavoro presso un’azienda il cui scopo è quello di recuperare informazioni sulle persone. L’uomo, rapito da sconosciuti e portato in un villaggio misterioso, verrà sempre chiamato “Numero Sei”. McKellen sarà invece il “Numero Due”, l’antagonista che farà di tutto pur di impedire al protagonista la fuga e la ribellione contro tutto il Villaggio, perennemente sorvegliato da un avanzato sistema di videocamere.
Se il “The Prisoner” degli anni ‘60 si scontrava con tematiche scottanti come la manipolazione degli individui, lo spionaggio e l’ipnosi, l’attuale versione del telefilm, stando alle parole di Caviezel:
“[ parlerà] di potere delle multinazionali, dello stato del terrore, della mancanza di fiducia e della svalutazione non solo economica ma della vita umana”.
Qui la news sul sito del Roma Fiction Fest.

mercoledì 16 giugno 2010

Vancouver Film School

Ha formato e lanciato, fra gli altri, attori, registi, produttori noti per le loro opere nel campo dell'animazione e della cinematografia di genere fantastico e fantascientifico, fra cui ci limitiamo a citare Il Signore degli Anelli, District 9 e Stargate.
Mi sembra dunque doveroso dedicare un post alla menzione di questa scuola canadese di cinema, sita in una delle città più belle del pianeta.
Qui il sito internet, che ha fra l'altro una homepage d'accoglienza anche in italiano.
Ma soprattutto Vi segnalo il suo Canale in Youtube, pieno di cortometraggi di genere e non, molti d'animazione, fra i quali ci sono svariate perle.
Ne riportiamo due di seguito, a titolo d'esempio, Robots e La Vie.
Un'avvertenza: rischiate di trascorrere ore davanti al vostro terminale...





domenica 25 aprile 2010

Cargo.


Alla faccia di chi ha dimenticato cosa sia la fantascienza. E alla faccia di chi non lo ha mai saputo. E soprattutto di chi pensa di saperlo.
A ben guardare, dopo District 9 (Sud Africa) e Moon (Gran Bretagna), ovvero due film “low budget”, entrambi molto ben riusciti, fortemente basati sull’originalità della storia e sulla coerenza con i canoni del genere, si potrebbe pensare che i motori della meravigliosa macchina cinematografica statunitense abbiano grippato.
Mentre gli USA continuano a spendere cifre colossali nello sviluppo di remake non sempre all’altezza dei predecessori, improbabili prequel ed ennesimi sequel, il resto del mondo sperimenta e si mette alla prova.
Se da un lato ciò potrebbe indicare banalmente una carenza di creatività da parte dei produttori e degli autori americani, dall’altro pensiamo piuttosto che si tratti della conseguenza di un maggior peso del fattore economico rispetto al passato. Riproporre un successo collaudato, anche se opportunamente rivisitato, per centrifugazione, ibridazione o revisione, rappresenta talora una strategia più efficace per rendere redditizio l’ingente investimento che sottende le produzioni Made in America. Un po' come per gli editori italiani che preferiscono tradurre il primo romanzo di uno straniero già pubblicato in altri paesi piuttosto che puntare sull’esordiente nostrano. Le questioni di bilancio lasciano sempre poco spazio alle idee nuove.
Al di là delle frontiere più protette del mondo invece, i film si fanno ancora alla vecchia maniera. Almeno qualche volta. Si cerca di spendere poco, magari con qualche legittimo contributo statale (nei pochi paesi dove ancora questo lusso è consentito) e soprattutto, si cerca di farli bene. Forse ci si è costretti, ma quel che conta è il risultato.
E così al breve elenco di sopra aggiungiamo lo svizzero Cargo, film d'esordio di Ivan Engler.
Ambientato nell’anno 2267, in uno scenario in cui la Terra è diventata inabitabile e la maggior parte della popolazione vive su immense stazioni orbitanti sovrappopolate, il film riprende il classico tema dell’alienante viaggio spaziale di lunga durata. In questo caso la nave è un cargo (non a caso battezzata Kassandra) diretto verso una destinazione misteriosa. L’equipaggio è ridotto all’osso, e sull’oscurità che permea il copione irrompono brevi lampi di luce provenienti dal mitico Rhea, il pianeta lontano e pulito, miraggio che solo i più ricchi e i più fortunati hanno potuto permettersi di raggiungere, per iniziare una nuova vita al riparo dall’inquinamento e dell’angoscia che regnano sulla Terra.
Non sarà difficile rintracciare in Cargo citazioni esplicite e chiari riferimenti a 2001: Odissea nello spazio, Matrix, Alien, Blade Runner, e tanti altri film minori che inevitabilmente si collocano nella scia di uno di questi capisaldi.
Ottime le performance degli attori elvetici, a noi tutti perfettamente sconosciuti, nell’interpretazione dei personaggi, fra i quali, quasi in segno di rispetto delle minoranze, anche un nome e cognome italiani (quest’ultimo sembra a sua volta una citazione delle prime missioni di esplorazione sul globo terrestre: Vespucci).
La storia si dipana intorno ad un registro di inquietudine e spinta alla sopravvivenza, ma senza eccessi. Il Kassandra è attraversato dal silenzio dello spazio fondo, dove la materia è tanto rarefatta quanto la vita a bordo del cargo: un solo membro dell’equipaggio svolge in solitudine il suo turno di sorveglianza mentre gli altri rimangono in ibernazione nelle capsule criogeniche.
Fino al momento in cui a bordo accade qualcosa di inspiegabile. E il silenzio ha fine.
Ancora una volta, stilemi arcinoti del genere vengono mescolati in modo del tutto originale, dando vita ad una storia dal finale imprevedibile.
Se volete vedere questo bel film, rassegnatevi a imparare il tedesco o cercatene una versione opportunamente sottotitolata (se ne trovano).
Per quanto ne sappiamo, la distribuzione in lingua inglese è ormai prossima, ma al momento, tanto per cambiare, non si prevede alcuna versione in italiano.
Benché, ed il caso è tanto unico quanto ironico, il nostro così poco diffuso idioma sia una delle quattro lingue ufficiali del paese produttore.
Gute fahre, Kassandra.

sabato 17 aprile 2010

Parallel Lines: corti d'eccellenza.

Ci sono milioni di modi di raccontare una storia. C’è solo un modo per guardarla”.
All’insegna di questo motto, cinque registi firmano altrettanti cortometraggi dell’innovativo progetto Parallel Lines, vincolati dall’esigenza di adottare lo stesso dialogo, fatto di poche frasi essenziali che ruotano attorno alla scoperta di un unicorno.
Una vera sfida alla fantasia dei concorrenti.
I cortometraggi sono il risultato della collaborazione cinematografica sperimentale tra Philips e il rinomato studio di produzione Ridley Scott Associates (RSA), fondato dal regista Sir Ridley Scott.
Greg Fay, Johnny Hardstaff, Hi-Sim, Carl Erik Rinsch, Jake Scott hanno sviluppato la loro interpretazione personale delle sei righe di dialogo in stili diversi, fra i quali, fa piacere constatarlo, la fantascienza la fa da padrona: tre cortometraggi su cinque rientrano a pieno diritto nel genere, anche se chi vi scrive ritiene che il migliore sia in realtà “Il segreto di Matteo”, che è una storia decisamente realistica, e molto toccante.
I cinque titoli:
Il Dono – Carl Eric Rinsch: un thriller sci-fi ambientato in una Mosca futuristica.
Il Segreto di Matteo – Greg Fay: una storia commovente di un bambino e della sorellina.
Jun & i Cieli Nascosti – HiSim: una ritmata avventura di animazione sospesa fra fantasy e fantascienza.
La Caccia – Jake Scott: un inquietante thriller con un finale misterioso.
Darkroom – Johnny Hardstaff: un noir, uno sci-fi thriller ambientato in una futuristica Shanghai.
Gli appassionati di FS non potranno non apprezzare soprattutto Il Dono e Darkroom, in particolare il primo dei due, che sembra sia in effetti destinato alla realizzazione di una versione in lungometraggio.
Sono rimasto positivamente colpito dai film e dal modo in cui i registi hanno affrontato la sfida di costruire il loro cortometraggio sulla base di un unico dialogo quale fil rouge. L’hanno interpretato in maniera creativa e la loro tecnica di realizzazione è impeccabile” ha affermato Ridley Scott.
La collaborazione con RSA riflette l’impegno di Philips e rappresenta secondo il gigante industriale “la massima espressione dell’esperienza della visione cinematografica direttamente a casa propria”.
Per celebrare il lancio di Parallel Lines, è stato annunciato anche un concorso per la creazione di un sesto cortometraggio. Il concorso dal titolo “Tell it your way - Raccontala a modo tuo”, aperto al pubblico, avrà come giudice Ridley Scott che decreterà il lavoro più originale, creativo e di maggior impatto tecnologico. Il vincitore si aggiudicherà la possibilità di vivere un’esperienza di lavoro presso gli uffici di RSA a Los Angeles, New York, Hong Kong o Londra (maggiori informazioni su www.youtube.com/philipscinema).
I cinque cortometraggi di Parallel Lines sono disponibili nel sito dedicato e vengono visualizzati utilizzando tecnologie audio-video presentate da Philips con ovvie finalità promozionali.
E’ stata anche creata una fan page di Facebook dedicata a Parallel Lines (qui). Diventando fan, si ha accesso ai contenuti speciali aggiuntivi come le interviste ai registi, o fotogrammi e scene del backstage.
Non perdete questi cinque capolavori, e… siate pazienti in merito alla onnipresenza dello sponsor, senza il quale, va riconosciuto, tutto ciò non sarebbe avvenuto.
(Ringraziamo Luca Frasca per la preziosa segnalazione di questa notizia)

martedì 23 marzo 2010

Splice...

Un'altra fra le numerose novità in arrivo nel mondo del cinema di genere.
E' ancora presto per dire dove esattamente Splice si collochi, se più nel genere fantastico in senso stretto o nell'horror, anche se dalla clip che segue sembra sia il primo a prevalere.
Il regista canadese Vincenzo Natali ha all'attivo l'horror "The Cube", del 1997, ma del protagonista Adrian Brody non possiamo non ricordare lo splendido fantascientifico "The Jacket" del 2005.
In Splice, Elsa e Clive sono due giovani ricercatori che sfidando le regole dell'etica si spingono a svolgere un pericoloso esperimento di ibridazione fra DNA animale e umano. Ne nasce un nuovo organismo, "Dren", una creatura femmina che si evolve rapidamente in una splendida e pericolosa chimera.
Una trama promettente. Ma è bene... non sbilanciarsi.

giovedì 18 marzo 2010

Repo Men.

Ecco le prime immagini di Repo Men, thriller fantascientifico con Jude Law e Forest Whitaker ambientato in un futuro in cui si sopravvive grazie a organi artificiali.
Di seguito, il trailer e la featurette del film. Seguendo invece questo link si entra nel sito "virale", che ricorda quello di District 9, nel mimare il portale di una "cattivissima" multinazionale.



sabato 13 marzo 2010

TRON LEGACY

In rete inizia a circolare il trailer in lingua italiana del sequel del celebre Tron, film-simbolo dell'era cyberpunk, e risalente al 1982. Notevole ed evidente lo sforzo teso a mantenere, con ben 28 anni di pesante evoluzione tecnologica, le caratteristiche cromatiche e d'ambientazione del vecchio lungometraggio culto. Il film vede il ritorno di Jeff Bridges sulla scena. L'uscita in Italia è prevista per dicembre.


sabato 13 febbraio 2010

Il mondo dei replicanti

Perché uscire di casa fisicamente, quando basta collegarsi in rete per fare amicizia, mantenere relazioni e rapporti, lavorare, e perfino divertirsi, il tutto con il vantaggio di una maggior sicurezza e di un minor dispendio di energie?
No, non è di twitter, o di facebook, che stiamo parlando, ma di quella che potrebbe essere la loro evoluzione in un futuro non molto vicino.
Tratto da una graphic novel del 2005 (“The surrogates”, che è anche il titolo del film in lingua originale), Il Mondo dei Replicanti (altra pessima prova di adattamento di titolo in lingua italiana) riprende idee già viste a profusione nella fantascienza vicina e lontana; alcune immagini dei protagonisti in stato di incoscienza sui loro lettini sembrano esplicite citazioni di dozzine di film e animazioni, dal capostipite (solo in senso cinematografico) Matrix in giù.
Con la differenza che di virtuale, in questo caso nel senso di posticcio e sostituibile, c'è solo il corpo utilizzato dagli individui (che ricorda terribilmente le “custodie” di R. K. Morgan in Bay City e sequel), che si muove nella concreta realtà esterna, al posto di quello di carne ed ossa.
In questo senso il film rovescia i termini tradizionali, facendo del tessuto urbano reale una specie di immenso videogioco in cui tutto è possibile, e grazie a cui il rischio per l'incolumità personale è azzerato.
Finché, naturalmente, qualcuno si ribella.
Ciò che il film aggiunge in termini psicologici è il senso di straniamento totale associato all'estremizzarsi dell'idea che quella vissuta dal proprio “surrogato” (la copia artificiale della propria persona in movimento all'esterno) sia l'unica esistenza possibile. In altri termini, uscire di casa senza usare il corpo artificiale, ma quello autentico, è sconveniente, pericoloso e sconsigliabile.
Per non parlare poi del fattore estetico.
Ingrassati, deteriorati, atrofizzati, goffi, i vecchi organismi con cui siamo nati sono del tutto inadatti a sopravvivere a un semplice incrocio stradale, o alla luce del sole. E quando un ribelle Bruce Willis (l'unico che come surrogato ha un aspetto peggiore che come persona reale) osa avventurarsi in città in simili condizioni, la precarietà diventa drammaticamente tangibile, e il solo fatto di camminare all'aperto viene vissuto come una rischiosa violazione del buon senso comune.
Riconosciuti i meriti del film (sito ufficiale qui), che non pretende di dire più di quel che racconta in modo avvincente e piacevole, bisognerebbe aprire un'ampia digressione sul successo della virtualità nella fantascienza moderna.
Intendo usare questa parola in senso talmente ampio ed eterogeneo da includervi decine di mondi immaginari profondamente diversi l'uno dall'altro: dalla realtà virtuale in senso stretto (ormai talmente endemica da apparire persino banale) di Matrix o di ExistenZ, entrambi del 1999, (o scavando indietro nel tempo, de Il Tagliaerbe, già nel 1992), ai metaversi/cyberspazi del blasonato sottogenere cyberpunk (da W. Gibson in poi) e/o del vecchio film Tron (del 1982!), alle alienanti atmosfere di P. K. Dick, alle rielaborazioni della virtualità in chiave moderna di cui è esempio il farraginoso racconto I Simulacri di Vernon Vinge, passando per l'up/download dell'identità individuale in corpi diversi nella meravigliosa serie dei citati romanzi di R. K. Morgan che hanno per protagonista Takeshi Kovacs, fino ad arrivare all'osannato Avatar, appena arrivato in Italia, che si colloca nella zona di confine fra tutto ciò, che è fantascienza in senso stretto, e le migliaia di versioni della virtualità raccontate dal genere Fantasy, su cui pure ci sarebbe molto da dire (amesso di masticarne di più del sottoscritto).
Mondi del tutto diversi fra loro, accomunati da un movimento di allontanamento, in misura variabile, dalla realtà materiale. Spesso, tramite il ricorso a futuribili tecnologie informatiche.
Sembra che il viaggio a grande distanza spaziale dalla Terra, che un tempo era la dominante narrativa del genere, sia stato rimpiazzato in grandiosità e interesse dal viaggio a grande distanza dalla dimensione della normalità di tutti i giorni. La conquista dei pianeti è stata sostituita dall'esplorazione di realtà alternative, lo smarrimento e il senso di infinito del cosmo superati dall'alienazione in realtà virtuali in senso lato.
Dall'infinito esterno a quello, in qualche modo, interno.
Che dietro a tutto questo si nasconda il desiderio di esplorazione di tutto ciò che dell'essere umano è considerato ancora ignoto è evidente.
E così, proprio come in un sogno, l'esplorazione ci attrae, e ci corrisponde, oppure diventa mostruosa e angosciante. Nel caso di questo film la corrispondenza sta nella ribellione ad un'esistenza basata sulla rinuncia ai rapporti veri. Forse c'è qualcosa da imparare in merito già in questo secolo.
Dunque, ancora una volta, il genere fantastico si rivela in grado di compiere passi importanti nella ricerca della definizione dell'essere umano.
Anche, perché no, usando i “Surrogati”.